#2 Confessioni di un incel

#2 Confessioni di un incel

Di Gabriele Guadagna

 

Da circa un mese non si riesce a capire se io sia un incel o un femminista.
Tutto è cominciato quando ho avuto l’idea di organizzare un talk intitolato “Conversazioni con un Incel”, una discussione simulata in cui io mi sono fatto portavoce del mondo Redpill mentre la mia collega Giorgia ha portato avanti le istanze femministe, con il tacito accordo di ascoltarci e dibattere senza ucciderci a vicenda.
A quanto pare sono stato abbastanza convincente da far sorgere il dubbio: “ma è davvero un incel o no?”. Molti allora mi hanno chiesto la mia storia. Ed eccoci qua.
Sono Gabri e sono nato nel ‘95 a Palermo. Da adolescente ero basso, tarchiato, glabro, e chi più ne ha più ne metta, il totale opposto di Chad, e niente che ricordasse “un vero uomo”. “Di conseguenza” (così pensavo) ero vergine, e stavo molto male. Per fortuna c’era internet, il grande internet 2.0, la Youtube di Yotobi, Marco Merrino e Dellimellow, Facebook e il Redpillatore, La Gastrite di Shy, infiniti gruppi incel e gruppi femministi. Per seguire la mia curiosità mi infilavo ovunque, soprattutto - ma non solo - in posti molto discutibili. A quei tempi per me il mito dell’amore era caduto, nessuno mi amava, le cose per me erano chiare: o sei bello, ricco o potente oppure nessuno ti vorrà. Selezione naturale, sopravvivenza del più forte, o comunque del più “adatto” a continuare ad esistere. Semplice biologia.
Nel frattempo assistevo al crescente fenomeno del femminismo da social, sempre più forte e sempre più presente e devo dire che per lo più mi trovavo d’accordo. Anche se in maniera fumosa, riuscivo a vedere come il sistema opprimesse le donne in modo particolare e provavo solidarietà, mi consideravo un alleato del mondo lgbt e tutto il mondo woke ecc. 
Sono stato il classico maschio che diceva “non tutti gli uomini sono così”, ma anche il classico social justice warrior pronto a rompere i coglioni per la battuta sessista, facile farsi odiare così. Ho passato anni a litigare con chiunque: capivo la politica femminista, capivo anche il dolore maschile, quel che non capivo era l’odio reciproco. L’odio nei confronti delle donne mi sembrava ridicolo, l’odio nei confronti dell’uomo mi feriva mortalmente. Vedevo che l’idea politica femminista, di base, aveva una sua logica, ma quella descrizione dell’uomo come un mostro non mi definiva. Piuttosto pensavo “Allora io non sono un uomo”. 
A quel punto avevo circa 19 anni e sono successe due cose fondamentali:
- Sono stato amato per la prima volta;
- Ho avuto accesso al mondo del sesso;
Era una relazione veramente di merda, tossica da tutti i punti di vista, ma per me era una cosa sacra. Intanto avevo smesso di sentirmi “meno” degli altri. Finalmente avevo una ragazza, avete idea di quanto le prese in giro siano diminuite a quel punto? Avete idea di quanto rispetto io abbia guadagnato davanti ai miei pari? Ero nel club dei vincenti, quelli che in qualche modo “ce l’avevano fatta”. E avete notato come io vi parli di questo invece dell’amore? Certo, l’amore è stato bellissimo, ed io desideravo quello, finchè c’è stato. Ma non è per amore che sono stato con lei per 4 anni mentre ci odiavamo a vicenda una volta conosciuti meglio. E infatti scoprii che mi tradiva da un anno, solo questo mi ha convinto a lasciarla, rinunciando a tutto quel rispetto, diventando il “cornuto”. A mente fredda, penso che la paura di non trovare l’amore mai più mi divorasse vivo.
Quindi avevo circa 24 anni e sono successe altre due cose fondamentali:
-Ho fatto studi di genere all’università (anche se non volevo);
-Ho incontrato la community di Mica Macho;
Studiavo Scienze della Comunicazione e scelsi la materia Filosofia Politica. La professoressa mi prese in giro: al posto di Hobbes si studiava Cavarero. Che palle, sapevo già abbastanza di femminismo, che me ne poteva fregare?
Invece più studiavo e più empatizzavo. Molte delle istanze storiche del femminismo, come la denuncia dell’oppressione dei corpi non conformi, risuonavano in me. Mentre leggevo di donne che rivendicavano anche solo di poter esistere, il messaggio che mi passava in testa era “nella società se sei strano non va bene, devi essere normale”. Leggevo qualcosa tipo “una donna non può giocare con giocattoli maschili perchè non è il suo ruolo” e capivo lo stesso applicato a me e a tutte le volte che sono stato preso in giro perchè mi piacevano i cartoni animati sbagliati. Per poi arrivare a leggere delle ultime ondate di femminismo, che cercano attivamente di includere l’uomo nel discorso, dato che anche l’uomo è vittima dello stesso sistema.
E allora il mio spirito critico si è attivato. Sono nati i dubbi: perché si chiama “femminismo” e non “antisessismo”? Perché si esagera con l’odio sui social? Perché passiamo il tempo a litigare?
Mentre facevo queste domande su un gruppo Facebook, un’amica mi disse dell’esistenza dell’associazione Mica Macho, appena nata nel 2020. Il gruppo aveva l’obiettivo di confrontarsi sul tema del maschile a partire da sé stessi, insieme anche ad altre individualità non maschili, raccogliendo quindi più punti diversi possibili. In Mica Macho ho conosciuto altre persone, come me, con gli stessi dubbi e la stessa voglia di mettersi in gioco. Insieme all’antropologo Francesco Ferreri, da 5 anni ci occupiamo di questo tema e recentemente mi sono iscritto anche io di nuovo all’università, per seguire lo stesso percorso.
Ho 30 anni, più studio e più mi rendo conto che quei dubbi sono legittimi, ma che le cose sono davvero tanto complicate. Molti dicono che abbiamo una biologia di base, ed è vero, ma è complicato, non basta aver letto due robe di Darwin al liceo. Molte altre persone dicono che conta molto di più la cultura, e anche qui è complicato, non bastano un paio di libri di Bell Hooks. Inoltre più studio e più mi rendo conto che di tutti i libri, le teorie, i dati e le logiche non frega niente a nessuno, le persone sono arrabbiate, questi diventano solo strumenti di dibattito, armi per una guerra ideologica.
Questa rabbia, però, dovrebbe secondo me essere il punto. Durante il talk “conversazioni con un incel”, insieme a Giorgia abbiamo cercato di parlare molto più di vita personale, di esperienza e di dolore, più che di robe politiche. Così ci siamo resi conto che siamo arrabbiati e arrabbiate per gli stessi motivi, anche se con linguaggi diversi:
L’incel dice: Se sei bello scopi, hai accesso a lavori migliori, le persone ti trattano meglio.
La femminista dice: Avere un corpo conforme ai canoni di bellezza è un privilegio trasversale, conosciuto come “Pretty Privilege”
L’incel dice: Se non sei bello puoi compensare con la ricchezza, puoi fare anche schifo come umano ma i ricchi sono sempre pieni di donne.
La femminista dice: In un mondo capitalista e patriarcale molte donne rincorrono i privilegi che ti sono concessi se ti adegui al modello maschile, spesso utilizzando il proprio corpo.
Anche se l’incel lo chiama Chad e la femminista lo chiama Giancoso, Giancazzo, Gianpippo, stiamo parlando dello stesso bullo del cazzo, ci siamo rotti e rotte dei maschi alpha.
Anche se l’incel lo chiama sistema e la femminista lo chiama patriarcato, siamo tutti incazzati e incazzate perchè ci rendiamo conto che c’è qualcosa di marcio nella narrazione di “maschile” e “femminile”. 
Ci sono voluti anni per capire che quando si parla di “Patriarca” non si sta parlando di me ma di un simbolo ben noto: l’uomo ricco, bianco, adulto, col sigaro in bocca e la tua vita nelle sue mani. Parliamo del concetto di Maiale nella Fattoria degli animali di Orwell e di quel maiale che vive nascosto dentro tutti e tutte noi, perchè sotto sotto il maiale piace a tutti e tutte. La maggior parte di noi è una creatura unica che per qualche motivo fa a gara con gli altri a “chi somiglia di più al maiale”, con la speranza di diventare veramente un maiale, o di sposare un maiale. Da questo punto di vista non importa se sei una persona più o meno privilegiata, una persona più o meno consapevole o più o meno studiata, facciamo tutti e tutte ancora troppo schifo. 
Sulla base di questa rabbia comune sogno un’alleanza persino tra incel e femministe e insieme alla community di Mica Macho cerco giornalmente di creare spazi di incontro in cui è possibile discutere, confrontarsi ed evolvere il proprio pensiero senza giudizio. E questo non è facile, nel percorso ho ricevuto i complimenti e gli insulti più variegati: finocchio, paternalista, servo delle femministe, calamaro, ridicolo, femminista performativo, sfigato, pagato dai poteri forti, ignorante, fascista e anche antifascista (usato quella volta come insulto, ma che io annovero tra i complimenti) sono solo degli esempi. Ho perso amici, ho fatto sbagli, ma non ho molti rimpianti: alla fine ho visto un vero ragazzo incel e una vera ragazza lesbica femminista dirsi a vicenda “io ti capisco”. Anche solo per questo continuerò a studiare e a dire quel che cazzo mi pare: Palestina Libera.

 

 

#N.25 CIAO MASCHIO👋