#3 Addio 'omo, benvenuto amio

#3 Addio 'omo, benvenuto amio

Di LV

 

Maschio bianco etero basico. Fino a ieri il più privilegiato tra i privilegiati. Eri il re dei re. L’Uomo tra gli uomini. Maschio bianco etero basico. Forza, coraggio, onore, sacrificio. Valori che ieri ti hanno permesso di conquistare e schiavizzare popoli barbari, di edificare sul sangue altrui la civiltà di santi, poeti, eroi, navigatori che ci dà ancora da mangiare e fino a pochi anni fa garantire la buona cottura delle bistecche il lunedì di pasquetta. Maschio bianco etero basico. Tua era la domenica dedicata alla partita. Tua la responsabilità di riparare la perdita del lavandino, di pagare il conto, aprire la portiera della macchina alla tua consorte. Avevi grandi doveri, godevi di immensi diritti: non sapere come funzionassero lavatrice e ferro da stiro, il solo a poter sedere a gambe larghe, a poter ridere di tutto. E adesso cosa rimane dell’eterobasico, l’ultimo figlio orfano del ventennio berlusconiano? Il rampollo cresciuto più da Mediaset che da quella madre già assente, già indipendente, educato da Ciao Darwin e dalle veline di Greggio e Iacchetti, dallo zio Gerri, laureato in bomberismo al Cepu con Bobo Vieri e Pippo Inzaghi, che ha pianto di nascosto sulle note dei Blue e di Cremonini – hai avuto anche tu la tua grande guerra giocando a Cod, hai allenato i migliori nella Master League di Pes, hai imparato a sognare nell’epoca in cui ogni futuro era possibile. E oggi che la vita, l’austerità e l’inflazione ti hanno piegato, e che fai parte di quella classe media impoverita a rischio declassamento, oggi che quel sogno maschio bianco etereo basico di benessere e di serenità, hai scoperto avere un prezzo altissimo, sei costretto a battere in ritirata. Essere maschi bianchi etero basici costa troppo e non ce lo possiamo più permettere. Costa troppo a livello economico, mentre sul mercato dei simboli questo status si è deprezzato, messo sotto accusa dal tribunale femminista per reato di tossicità. Sono in molti ad essere corsi subito ai ripari, dicendo addio al solito look casual, al jackerson attillato, la Stan Smith bianca, il NorthFace – ancora con il NorthFace? Addio Rayban sì all’occhiale veloce, la lente specchiata da rave al quale nessuno ha mai messo piede. Via il suv, via il booster o il T-max, via la moto – è subito red flag amio – benvenuta bici elettrica, benvenuto monopattino, salve gaiezza. Il maschio deve amputare gli attributi della sua antica e ferina aggressività per fare posto all’empatia. Sì al jeans largo, allo stivaletto a punta o alle sneakers carrarmato, maglietta baby-fit, felpa hoodie con macchie di varecchina qui e là, tutto raccattato al vintage market in centro, tote bag muniti, mentre i più coraggiosi tirano fuori il marsupio, loro che fino a ieri li bullizzavano, quelli con il marsupio: tutti a rincorrere lo stile della Gen Z, una generazione che il MBEB non l’ha mai conosciuto. Eccoli i millennial sotto mentite spoglie, alcuni pronti a decostruirsi leggendo Simone de Beauvoir o Sally Rooney, a farsi un paio di sedute da un analista solo per poter dire «il mio analista», altri impegnati a vedere tutta la filmografia di Wes Anderson per parlare finalmente di armocromia. Addio MBEB, benvenuto maschio performativo, rivisitazione glabra e lucidata dell’hipster, brand ambassador delle sue fragilità. Avrai anche tu il tuo momento di gloria, ne siamo sicuri, costruirai un giorno un’estetica interessante, farai buona musica, ma al momento sei una grande impostura, il ripiego di quei MBEB che non ce l’hanno fatta, non hanno tenuto duro abbastanza a lungo, non hanno creduto abbastanza nella rassegnazione per convincersi a sposarsi, figliare, lavorare sul serio, tenere fede allo stereotipo che ci regalò i cinepanettoni, e che adesso, alla disperata ricerca di un posto al sole nell’economia libidinale dominata dalle ventenni, sono costretti a fare i cosplayer di Timothée Chalamet e parlare di problemi che non hanno, inventare traumi mai subiti, rinfacciare qualcosa ai genitori. Ma chi non ha già nostalgia dei vecchi stereotipi del maschio bianco etero basico?
Di quella vita facile, basica appunto, fatta di pochi bisogni, poche accortezze semantiche, emozioni basilari, l’incrollabile certezza nella divisione dei ruoli, delle mansioni, dei bagni. Nostalgia dei giorni felici, quando Silvio era ancora qui a cantare per noi, a fare figure di merda per noi, espiandoci tutti. Nostalgia del lunedì di calcetto con lo spogliatoio che esauriva nella sua intimità tutto il peggio della Zanzara, dei puttantour, della birretta con gli amici a poter mentire sulle nostre prestazioni sessuali, liberi di non ascoltare, di non piangere, di non dover capire, liberi dagli psicologismi, prigionieri di un cliché di virilità a somma positiva per entrambi i sessi. Perché in fondo il MBEB è facilmente manipolabile, facile da soddisfare, da eleggere a capro espiatorio di tutti i malumori della controparte e dei mali del Paese in generale. Era il re del mondo, il maschio bianco etero basico. Oggi lo rimbalzano in discoteca.

 

 

#N.25 CIAO MASCHIO👋