#1 Ciao Maschio - EDITORIALE
Scrivere questo editoriale è stato più complicato del previsto. E infatti non lo abbiamo fatto.
Avevamo deciso di dedicare questo numero al Maschio, sicuri di poterci addentrare facilmente in un argomento, oggi, sulla bocca di tutti. E come sempre siamo partiti da una nostra esigenza. Più precisamente dalla domanda che uno di noi si è posto alla notizia di diventare padre, di un maschio per l’appunto. “Che giocattoli comprerò a mio figlio? Le macchinine, certo. L’allegro chirurgo, anche. E una Barbie?”. Come si può immaginare, dare una risposta sicura di questi tempi di decostruzioni culturali non è facile. La domanda infatti è rimasta senza risposta.
Ma è stata proprio questa complessità che ci ha spinti ad indagare: cosa significa essere maschi oggi? È vero che il maschio è in crisi? Anche qui risposte non certe, tentativi di trovare soluzioni in mondi primordiali, ricerca di analisi scientifiche ma mai esaustive. Ed è per questo motivo che abbiamo scelto di scrivere un editoriale onesto in forma di conversazione, organizzando il materiale che è uscito fuori dalle nostre conversazioni, dalle nostre letture, dai confronti, dalle contraddizioni e riflessioni in questi due mesi spesi a capirci qualcosa in più.
C: Qualche giorno fa ero al ristorante con un paio di amici. Eravamo intenti ad ordinare quando uno di loro ha chiesto se poteva cambiare le penne lisce al ragù con dei maccheroni. E fino a qui nulla di strano. Ma poi nel motivare la sua scelta ha voluto specificare non che le penne lisce non trattenessero il condimento (infatti è un mistero che vengano prodotte) ma che le penne lisce non le avrebbe potute scegliere perchè non è una PASTA "MASCHIA". Gli ho chiesto di farmi altri esempi e lui mi ha sciorinato una lista con molta naturalezza. Le farfalle, le ruote, la pasta al farro, la quinoa non le sceglierebbe mai un vero maschio. Praticamente mi stava dicendo che la virilità si può dimostrare già dai piatti al ristorante. E lì ho pensato che forse era vero che esistevano dei piatti che inconsciamente un uomo non avrebbe voluto provare perché non corrispondono al suo ideale di palato maschio.
A: Le paste maschie è solo un esempio di quello che l’uomo deve dimostrare a tavola, anche inconsciamente. Perché la tavola, avendo a che fare con il basso ventre, è uno dei luoghi di elezione dell’uomo maschio. Di solito, si immagina l’uomo come una persona sempre affamata, molto più di una donna, e personalmente devo dire che mi trovo d’accordo: effettivamente ho sempre molta fame e penso spesso al cibo. Ma nonostante il cibo sia così importante non tutto il cibo, in un contesto sociale maschile, si addice a un maschio. Perché l’uomo, di solito, si sfonda, “magna”, prende il piatto più unto e più grosso, lo annaffia di vino e poi di amari, nasconde ogni gastrite o reflusso con una bella porzione di pasta. Questo per dire che essere maschi, per quanto si possa pensare il contrario, è più difficile di quanto si pensi e si vede nelle piccole cose. Perché è come se - nonostante i tempi di decostruzione che corrono - l’uomo debba sempre dare prova della sua virilità, o meglio: della sua non-femminilità. Come se fosse un imperativo interiorizzato a cui dover rispondere in ogni momento, pena la perdita di questa purezza maschia che ha delle clausole molto precise. Come abbiamo detto, lo sfondarsi. L’uomo è comunque uno sfondone: che sia di cibo, di alcol, di sigarette, l’uomo è trimalcionico. Tirarsi indietro per un altro giro, non finire il piatto, prendere una vellutata - in un contesto maschile - non è proprio ben visto. Oppure ancora: indossare il colore rosa. Se non sei in un contesto queer/artistico anche una macchietta di rosa suscita delle domande. Ma non di carattere sessuale, ma proprio sul perché. Come mai il rosa? Cosa ti è passato in mente? Avrei altre decine di esempi di queste piccole quotidiane prove di virilità a cui noi uomini inconsciamente sottostiamo. Ma lungi da me fare la vittima! Anche se poi il reflusso ogni tanto ce l’ho e devo dire che non è piacevole…

C: Io penso che il codice maschile sia sempre esistito e sia sempre stato in mutamento. Mentre quello femminile è rimasto per tanti secoli uguale a sé stesso (di certo non per nostra volontà), il vostro è stato orientato sempre dal momento storico e dalle necessità politico culturali. Durante la guerra dovevate essere eroi, forti, senza macchia, patrioti, impettiti e con il fallo dritto. Alla fine dalla guerra siete tornati feriti, emotivamente perduti, confusi ed è cominciato a circolare il modello dell’anti-eroe, del capellone, hippie, che voleva fare solo l’amore e non la guerra, che non riconosceva l’autorità del padre. Poi questo è stato soppiantato dal capitalismo, e quindi dal lavoratore, lo stachanovista, quello che realizza i propri sogni perché è instancabile. Ora per la prima volta mi sembra che l’uomo debba cambiare perché sia cambiato il ruolo della donna. Si ritrova a rivedere il suo stare in casa, al lavoro, deve condividere e cedere porzioni di potere e riconoscere diritti di cui prima era il solo a godere. Ma proprio perché la mascolinità di cui mi parli è una continua dimostrazione e costrizione di dover rappresentare qualcosa che non siete, che molte volte rappresenta un male anche per voi (tipo incrementare la tua gastrite), perché si fa fatica ad accettare questo cambiamento? Perché si parla di crisi e non di opportunità?
A: Intanto secondo me parlare di crisi è sbagliato. Sento spesso dire: “il maschio è in crisi”. Io credo che non sia il maschio ad essere in crisi, ma il modello di virilità a cui leghiamo l’essere maschio. E non è una novità. Se pensiamo al film di Marco Ferreri “Ciao Maschio”, la figura maschile veniva già rappresentata come frustrata, ossessiva e incapace di gestire il proprio ruolo, in particolare modo a causa dell’ingresso delle donne nella scena pubblica. Depardieu e Mastroianni (proprio loro!) vengono rappresentati come due uomini inadeguati ed inetti, che si mascherano dietro i vecchi schemi dell’ipermascolinità, nascondendo il terrore dell’evirazione pubblica minacciata dal femminismo. Tutto ciò mentre un enorme King Kong giace morto sulla spiaggia di New York, e siamo nel 1978! Questo per dire che l’uomo e l’ideale a lui associato cambia con il cambiare dei tempi, con il mutare del potere e dell’economia, e gli artisti lo hanno sempre raccontato. Ad esempio, nel Seicento e nel Settecento, la virilità poteva essere rappresentata da figure come Luigi XIV, il Re Sole, che incarnava il potere assoluto pur esibendo tratti che oggi non considereremmo “maschili” (parrucca, tacchi e posa da ballerina). Questo a dimostrazione di quanto la mascolinità sia un costrutto storico e culturale, mutevole ed ubiquo. Il cambiamento di cui parli invece sembra così difficile da accettare per gli uomini essenzialmente per due motivi secondo me. Intanto perché questa è la prima volta che il cambiamento viene chiesto non solo nella sfera pubblica, ma soprattutto in quella privata. Proprio perché, come dicevi tu, la donna è stato il motore di questo cambiamento. E i cambiamenti nella sfera intima, privata, sono i più lenti perché è lì che l’uomo deve essere pronto ad ammettere il proprio privilegio e scendere a patti con la propria natura (sì l’ho detto!) e tendere infine una mano all’altro sesso. E tendere una mano all’altro sesso vuol dire interrogarsi e mettersi in discussione, e per chi non è stato obbligato a farlo per secoli chiaramente non è un fatto semplice. E in secondo luogo credo perché il femminismo - nonostante abbia a ragione sollevato la questione - ha assunto un tono e tirato delle conclusioni a mio parere conflittuali.
C: Ricordo che mio zio si professava un super femminista e poi una volta seduto a tavola, se mancava qualche cosa, gli bastava pronunciare la parola “il sale”, “l’olio”, “la verdura” e automaticamente sua figlia o sua moglie dovevano alzarsi e recuperare tutto in cucina. Perché lui si era seduto. Questo per dire, come affermi tu, è difficile mollare i propri privilegi (a volte è difficile solo riconoscere di averli), nonostante ci sia una consapevolezza di quello che sia giusto o sbagliato. E una volta che finalmente abbiamo riconosciuto che il patriarcato e il maschilismo sono due fenomeni da debellare, concordo sul fatto che la comunicazione, oggi, sia certe volte fuorviante. Uno perché sembrerebbe portare ad altri codici e modelli standardizzati: l’uomo che deve necessariamente piangere, esprimersi in un modo femminile, giocare senza azzuffarsi perché altrimenti è un potenziale soggetto tossico; e la donna cazzuta, mascolinizzata, con i pantaloni perché altrimenti non è capace di stare in luoghi di potere. E poi perché se da una parte l’uomo sembri fare troppo la vittima, l’uomo in crisi, l’uomo confuso; la donna, al contrario, mi sembra essere in alcuni casi troppo rancorosa. Come se oggi si debba sparare a zero su tutte le caratteristiche maschili per ricucire le ferite e le enormi privazioni di secoli. E non so quanto questo atteggiamento possa essere positivo in primis per noi. “Che li si odino o no, gli uomini sono qui ed è meglio fare i conti con la realtà della loro esistenza” Ho letto, in questi giorni, Uomini non si nasce di Daisy Letourneur, una donna trans francese autrice del blog La Mecxpliqueuse, e un capitolo del suo libro iniziava proprio così. E ritraeva il seduttore classico come uno che esordisce “Hey bella! Vuoi vedere quanto è grosso il mio cazzo?”. Poi ho letto un post su Reddit di un ragazzo di 18 anni e mi ha molto colpito. Si diceva fortunato di essere parte di una generazione attenta al tema del genere e quindi che sentiva ridicolo e opprimente lo stereotipo dell’uomo virile. “Sono stanco della pressione sociale sul fare successo, avere un ottimo lavoro per mantenere la famiglia, essere pieno di donne, essere la metà "forte" e "dominante" e dover prendere l'iniziativa nella coppia, dover mantenere alta la coolness con gli amici maschi” ma dall’altra parte non si sentiva parte della descrizione e delle soluzioni proposte dalle femministe “perché un ragazzo, ad oggi, si ritrova senza alcun tipo di coordinata e riceve indicazioni contrastanti su come dovrebbe essere "un vero uomo". Penso quindi che mi piacerebbe ripartire sia da tutto ciò che di sbagliato e nocivo ha rappresentato il genere maschile, ma anche da quello che piace alla donne degli uomini, con un atteggiamento più conciliativo che di scontro. Mi reputo una donna autonoma e indipendente eppure non ci vedo nulla di male a volermi sentire protetta da un uomo, ad accettare un gesto di galanteria, a ridere della scurrilità maschile, ma è come se nel dirlo, mi debba giustificare di non essere imbevuta io stessa di patriarcato.
Capisco poi anche la difficoltà di fare questo discorso, quando poi leggiamo i dati ISTAT sulla violenza degli uomini, i femminicidi, che sono una piaga inaccettabile non del passato, ma anzi della quotidianità presente…
A: Io credo che sia stato proprio il tema del femminicidio ciò che ha attirato l’attenzione pubblica sul maschilismo e le sue derivazioni. È stato questo fenomeno a porre al centro del dibattito culturale intorno alle questioni di genere non più solo la donna e i suoi diritti e la sua condizione, ma l’uomo, per metterlo in discussione in ogni suo aspetto. Infatti negli ultimi anni sono stati fatti studi, libri, convegni, festival e film sull’argomento, in cui il maschio è stato rivoltato come un calzino, facendo emergere quanto questa idea di virilità perduta spesso faccia rima con violenza, possessività e incapacità di sostenere banalmente il fatto che l’ex si sia rifatta una vita o che lo abbia lasciato. “Altro che uomini veri”, penserebbe mio nonno… Detto ciò, non so dire quale sia la ricetta giusta per poter essere un maschio “giusto”, solo il futuro potrà dirci quale sarà stata quella migliore.
C:Guardare le cose dall’alto, mentre queste sono in corso è qualcosa di estremamente difficile. A me viene spontaneo guardare, per ora, a ciò che conosciamo meglio cioè al Bestiario. Dieci anni fa era partito come progetto di soli maschi e me come unica donna.. Ma il suo “successo” credo proprio che sia dovuto al fatto che naturalmente poi è stata cambiata la direzione. Sempre più ragazze si sono interessate e sono approdate su questo pezzo di carta. Ora possiamo dire di aver conquistato con naturalezza e - se possiamo definirla così - una parità. E la nostra forza è proprio questa: avere tanti punti di vista diversi che esaltano le differenze di ognuno di noi e creano un caos armonioso. L’ironia, la poesia, l’irriverenza, la serietà, la dolcezza e talvolta la brutalità. Ecco, se dovessi immaginarmi un orizzonte in cui fare abitare i nostri figli, me lo figurerei un po’ così.
#N.25 CIAO MASCHIO👋
